Biotecnologi Italiani ha pubblicato l’Edizione 2021 del “Libro Bianco sulla Professione di Biotecnologo” (scaricabile qui), che nasce dall’analisi dei dati raccolti durante l’indagine che, annualmente, monitora la situazione formativa e occupazionale dei laureati in Biotecnologie.

Al suo interno emerge la fotografia di una professione molto dinamica e piena di potenzialità, ma ancora non adeguatamente compresa e valorizzata dal nostro Paese.

Formazione

Chi intraprende la carriera da biotecnologo viene generalmente da un liceo. Il percorso universitario, in particolare triennale, viene svolto prevalentemente nella stessa regione di origine, ma già a partire dalla magistrale si comincia ad assistere a un progressivo spostamento dal Sud e le Isole verso il centro-nord e l’estero.

Lavoro

Sul fronte lavorativo il 50% circa dei biotecnologi lavora nel pubblico, mentre l’altro 50% nel privato, con una prevalenza nel pubblico (Università) delle fasce più giovani, e nel privato quelle con maggior anzianità. In generale il privato offre contratti più stabili e gratifiche economiche più in linea con le competenze e le responsabilità acquisite.

Nel pubblico invece, anche per le fasce più senior, si osserva un appiattimento verso redditi medio bassi.

La maggior parte dei biotecnologi, che si occupa di ricerca e innovazione, non risulta iscritta ad un ordine professionale e, anche tra gli iscritti, non se ne sente una reale utilità per svolgere il proprio lavoro.

Le criticità

Tra gli elementi più critici emersi vi è la mancanza di un efficace orientamento alla scelta universitaria e al lavoro e un disallineamento tra le competenze acquisite lungo il percorso di studi e quanto richiesto dal mondo del lavoro.

Tra le criticità anche il mancato riconoscimento del ruolo professionale e sociale del biotecnologo che, anche in condizioni critiche come quelle attuali, ha invece dimostrato di saper fornire dati e strumenti utili alla gestione dell’emergenza.

Le Proposte Operative

Per poterla mettere davvero al servizio del Paese è stata rilevata la necessità di lavorare per creare una sinergia positiva tra Accademia, Impresa ed Istituzioni.

A tal fine sono stati identificati tre elementi prioritari su cui è necessario operare:

  • Il dialogo, tra Accademia e Impresa, per favorire l’interscambio di competenze e la condivisione degli obiettivi formativi
  • La creazione di ecosistemi che, partendo dalle Università, sappiano costruire sui territori filiere di innovazione che fungano da motore per il lavoro e lo sviluppo locale
  • Libertà d’Azione, è necessario rimuovere tutti i vincoli di accesso al mondo del lavoro non giustificati da oggettivi motivi di competenza. Vincoli che servono a creare e proteggere rendite di posizione, ingessando il Paese creando barriere all’ingresso che impediscono di mettere le persone giuste al posto giusto per motivi unicamente formali.

Compito del Paese, non va dimenticato, non è solo di formare i Biotecnologi, ma anche di metterli nelle giuste condizioni per fare il loro lavoro: farlo crescere.

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Per qualunque richiesta o esigenza riguardante il libro bianco è possibile contattare la Segreteria (segreteria@biotecnologitaliani.it).

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